Matelda
08.02.2013 21:14L'anno scorso, in tempi non sospetti ( intendo web e me ), la mia collega Matelda, donna fantastica ed insegnante efficace, ha elaborato un progetto per includere nella classe un bambino malato e costretto quasi sempre a casa. Solo ora posso capire la magia di questa esperienza. l'alunno ERA con gli altri; dentro la classe. Io sono sempre stata un po' scettica, la mia incapacità di usare questo strumento mi ha allontanato dal vero unico fine dell'educazione: la partecipazione.Lo schermo piccino del suo pc distorceva un po' la faccina gioiosa del nostro alunno lontano, la sua vocina arrivava a tratti; la curiosità dei compagni era composta da spinte per vedere e quaderni aperti davanti al monitor. ( ma si chiama monitor?) Io, solo io ho avvertito la distanza. Io sola son rimasta prigioniera del mio rigido posto mentale. Il piccolo " carcerato" ha imparato ad usare la tastiera, ha imparato a chiamarci senza preavviso. Ci ha raccontato storie, ha creato una specie di fumetto immaginario d'ogni attività che avrebbe voluto fare come gli altri. Ha imparato a mandare messaggi descrivendo i suoi viaggi di cura. Ha vinto, sta vincendo la distanza con la curiosità ed occhi " senza fili". Anche noi che dovremmo. Teorici prigionieri. Specialisti della diagnosi e non della cura. Nati imparati e paurosi; spaventati e oppressi, come dice Andreas, dall'eccellenza. L'eccellenza che non si sposa con l'imperfezione. Le mie pagine piene di progetti non servono a niente senza Matelda, ed il suo strumento. L'E learning della classe prima.