E' veramente difficile, vivere e lavorare in ambienti dove non conta come fai il tuo lavoro, dove non basta chiedere scusa, dove non ha senso alcuna etica professionale.
Ciò che vale è il narcisimo malato di persone imperfette. Come me, che sono L'IMPERFEZIONE. Ciò che conta è il rancore, la cecità sotto costosi e pacchiani occhiali da sole. Ciò che conta è l'improbabile, inconsistente piccola vendetta di piccole donne. Ciò che conta è sentirsi i più bravi, i più forti. Che il potere, quasi sempre, ha governo
d'ignoranza. Le verità son sciocchezze, molliche inutili di banchetti velenosi. Brutta cosa non doversi mai fidare. Che brutta cosa essere sempre fuori dalle righe. Io, ve lo comunico, voglio essere autistica.
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Questo è quello che oggi, tornata da scuola, ho voluto scrivere. Veramente non mi sento molto bene; mi viene da piangere in continuazione.
Stamattina, in malo modo, son stata convocata dal Dirigente scolastico. In malo modo e con irritante modo frettoloso, senza un " buon giorno" o un misero " salve", mi comunica di aver ricevuto " segnalazioni" sul mio operato. Urge un incontro con l'amabile collega.
L'amabile collega è una " ragazzina viziata" , supplente della supplente, che ha preso servizio alla fine di gennaio, dividendo con me ore di sostegno per un bambino autistico. Questo bambino è, per me, un essere importante, un personaggio di grande sofferenza e di grandi sorprese; un bambino che conosco da tre anni e che mi ha regalato il grande miracolo di guardarmi negli occhi, di darmi oggetti, di darmi la mano, di aspettarmi sorridente, di fare la pipì quasi da solo, di indicare , anche se poco poco, di lavarsi le mani, di soffiarsi il naso, di frugare curioso dentro la mia borsa; di dirmi si o no. Questo bambino che non chiede niente se non di restare nel suo mondo silenzioso senza finzioni di falsi biglietti natalizi, senza la grottesca apparenza d'una normalità che non lo renderebbe migliore; questo bambino che non se ne fa molto di tutto l'affetto che mi viene e che però mi abbraccia. Questo bambino che, per la mia " amabile collega" è : cito testualmente - una sfortuna che quest'anno mi è capitata, ma per il punteggio era proprio necessario-.
E allora quali sarebbero le mie mancanze, per la ottusa Dirigente? sarebbe che ho dato della " ragazzina viziata" alla collega che millanta crediti che non ha, che ostenta una conoscienza piena di obsoleti e pericolosi clichè, che martirizza i genitori, che strattona questo bambino e , generosamente, lo fa intrattenere dalla bidella per " calmarlo". Una ragazzina viziata di trent'anni che non crede sia necessario alcun rigore metodologico. Tanto non serve a niente.
E nessuno, ma proprio nessuno che veda, che senta il mal di stomaco che sento io quando la vedo spingere questo bambino come se fosse una bambola di pezza. Non c'è nessuno che trovi il coraggio di dire basta alla penosa corte dei miracoli delle disabilità parcheggiate in corridoio.
Insegnati formichine che costruiscono, scrivono, battono, disegnano e cantano al posto loro. Neanche la rigida DS che, disturbata mi incontra per le scale e, senza neanche un " buon giorno" e tantomeno un " salve" stizzita mi chiede - ma come mai questo bambino urla?- ed io: - perchè è autistico dirigente!- E il personaggio intima: - va bene, signora, veda di farlo smettere, disturba il resto della scuola.-
E si, perchè il punto è questo, è legittimo il buon senso dell' " amabile collega", quello che giustamente, le fa decidere, contro ogni mia specializzazione, esperienza, stupida speranza, che il bambino tanto a scuola può far ben poco, ci vorrebbe un istituto, e allora meglio tenerlo a battere le mani in collo alle bidelle, almeno non disturba.
Ma il PEI a che serve? Ma che vuol dire " inclusione"?
Meglio sarebbe, a questo punto: la detenzione. O, come da me consigliato, in modo poco ortodosso, le camere a gas;
E si, " l'amabile collega" non ha colto l'ironia, tantomeno l'algida DS. Ma lo sanno tutti che son bizzarra, depressa e un po' scontrosa, l'ironia è piuttosto costosa, poco adatta a chi vive in povertà.