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il male silenzioso

31.05.2013 13:45

Sto male. Mi fa male il dentro e il fuori.

Mi sento fuori da ogni possibilità; sola ed isolata, carcerata da minacce e da maledizioni sussurrate e poi negate.

Io ho il diritto di lavorare, ho il diritto di poter guadagnare con il mio lavoro.

Ma non ho voce.

Ho  solo il peso del dispiacere della non fiducia, la morte della mia ingenuità.

Ma davvero la verità è così poco evidente?

 

la rabbia che fa male

31.05.2013 13:33

E' triste sapere che una collega ( sebbene non goda la mia stima ) possa essere accusata in modo eccessivo. Ed è ancora più triste non aver avuto la possibilità di un confronto utile.

E' lavorare insieme che salva da qualsiasi malinteso, dal pericolo dell'errore e dall'omertà.

Non importa tanto difendere la scuola o contrattaccare, si potrebbe molto più semplicemente, chiarire, far vedere, modificarsi e ascoltare.

I genitori di un bambino disabile possono amplificare o vivere di paure che noi non possiamo conoscere, giudicare o dalle quali difenderci.

Basterebbe tacere  e dare. Sarebbe tanto poter essere creduti.

Sarebbe necessaria la fiducia.

 

pura follia

22.05.2013 14:21

Questo è quello che succede a voler vedere. Succede di essere isolati, vilipesi, vissati, calunniati. Succede che, se semplicemente, dopo un anno di assurdità e di inadeguatezza degli interventi, dei controlli e di inconsapevoli mancanze, si cerca di "chiedere aiuto"...... succede che non importa quel che perde o subisce un bambino; succede che la collega " poverina" è vittima dei genitori, mia ( che non ne ho fatto parola ad alcuno), dei piccoli compagni sconvolti, e sopratutto, del bambino. E si, perchè, povera cara ragazza; tanto bene a lei doveva capitare questo bambino che ( la cito testualmente..) non dovrebbe venire a scuola se è così grave. ( mavvia, pensi che un giorno c'aveva pure la diarrea..)

Oggi la dirigente mi ha minacciato : - troppe chiacchiere, signora, e perchè si fa dare del tu dai genitori? non dovrebbe neanche parlarci, la scuola è la scuola, e l'importante è che non esca niente, ma lo vede in che situazione mi ha messo, sono stufa. -

E' stufa lei. Ed il bambinoi autistico? ma si, che differenza fa se sta in classe, in bidelleria, in mensa... che differenza può fare se passa le mattinate a battersi e dondolarsi... che differenza potrebbe mai fare, non farlo lavorare o lasciarlo urlare?

Nessuna. Tanto lui non puo' parlare.

Ed i genitori ( e non solo quelli del bambino) che  hanno finalmente avuto il coraggio di denunciare dopo l'ennesimo livido ( disattenzione, troppa agitazione di questo povero figliolo?) dopo pianti e litri di lacrime versati.... ed i genitori " dovrebbero imparare a rispettare la scuola!

AIUTO

Ma forse dovremmo anche noi insegnanti o educatori chiederci ( insieme..) se magari c'è qualcosa che non sappiamo fare, poter continuamente rivedere le nostre convinzioni ( a tutti i costi ), confrontarci con chiunque abbia avuto modo, con serietà ,di osservare o mettere in atto strategie diverse dalle nostre.

Forse dovremmo chiederci che cosa significa " far lavorare o partecipare " questi bambini con i pari.

Forse dovremmo smettere di insultarci, di affrontarci e, finalmente VEDERE questo figliolo.

Chi insegna deve imparare quotidianamente, deve respirare e non soffocare.

OLTRE. La e - gnoranza

28.04.2013 20:42

Veramente, non capisco l'utilità didattica del " perfetto uso del computer". Non riesco a vedere alcuna utilità in corsi super specifici, quasi da programmatore, corsi iper tecnici seguiti da colleghe. Mi chiedo, quale uso potrebbero farsene d'una "patente europea". E' piuttosto ovvio, almeno per me,che non abbiamo bisogno di tecnici nella scuola; avremmo bisogno di insegnanti. Non è tanto il come , ma il che cosa farne di LIM, connessioni, piattaforme ed altro. Potrei ricordare a chi mi legge, che nella scuola dove lavoro, c'è una sola unica LIM, in uso ad una sola classe; abbiamo computer obsoleti nelle aule ed i migliori son riservati ad uso non didattico. Non oso menzionare l'uso di tali miracoli tecnologici per l'handicap.

Ma se non possiamo superare uno stato di ignoranza  cronica, se i computer e le connessioni servono solo per scaricare patetiche canzoncine, se non riusciamo neanche a scambiarci un minimo di conoscenza, se saranno sempre e solo contenuti e programmi da completare, se non conta affatto quel che si scrive in un PEI , ma solo se il registro potrebbe, disgraziatamente essere elettronico...

Mi fa sorridere l'impegno di qualche collega che si ingegna a curare impaginazioni e copertine di lavori ( orridi fiorellini e farfallame vario..) che ben poco hanno dell'infantile partecipazione.

Ah, ma quanto sei polemica Beatrice, e sei cinica assai.

Io non sono capace, ho fatto questo blog per disgrazia, ho solo seguito indicazioni facili facili.

Io ho bisogno di poco per poter usare questo servo strumento; ho bisogno di tenere viva la mia mente unico vera patente per potermi sentire meno ridicola.

L'umano non ha avuto grande evoluzione, l'efficienza, la velocità, qualche comodità forse, meno peli e magari profumi artificiali.

Gli schermi touch del primate: prendi la foglia! uguale a quella vera....

C'è un chè di bestia che dovremmo imparare a rispettare.

Ed io che sono bestia, la sera sopratutto, vorrei consigliare alle care colleghe una buona lettura; come una medicina, acida ma efficace.

" Viaggio al termine della notte" di Céline.

Tranquille, potreste trovare il riassunto su qualche pagina web, se mai volessi interrogarvi.

Gianluca Nicoletti

26.04.2013 21:54

Ho letto e riletto il libro di Gianluca Nicoletti ( Una notte ho sognato che parlavi ). L'ho letto in fretta, come lui racconta d'averlo scritto.

L'intelligenza, la lucidità. Da ragazzo mi sembrava estremamente interessante, magari un po' maligno.Ho sempre ricordato il suo affascinante acume.  

sempre che

26.04.2013 21:34

Ho passato un anno pensando, dubitando d'essere un po' matta. E invece no. Invece c'è una linea sottile e tagliente di crimine, vera follia autodistruttiva nella finzione quotidiana di quello che chiamano educazione. La distruzione del pensiero, lenta e feroce. Una morte per condanna della bellezza. Un processo senza appello ad ogni forma del pensare. La mediocrità dell'impiego. La tutela arrogante d'uno stato melmoso ed ignorante. Parole, piccole barbare armi per difendere un precario equilibrio dell'istituzione mai cresciuta. La scuola.

Rubare ore di diritto scolastico ad un bambino che non può imparare; troppo diverso, troppo ingombrante. Ma la pena resta, il finto dispiacere. La rabbia mal tenuta d'una madre che dimentica, non vuol tirare in pubblico il respiro di sollievo se suo figlio è certamente più ricco di speranza.

La scuola.

Ha ragione la mamma che parla, l'altra non può, deve certamente avere molte colpe, l'incapacità di tenere nascosta, lontana, magari silenziosa la spiacevole diversità d'un figlio.

Non sono affatto matta. Più passa il tempo e più mi sento vicina alla seconda.

la stupidità d'un D S

06.04.2013 14:19

E' veramente difficile, vivere e lavorare in ambienti dove non conta come fai il tuo lavoro, dove non basta chiedere scusa, dove non ha senso alcuna etica professionale.
Ciò che vale è il narcisimo malato di persone imperfette. Come me, che sono L'IMPERFEZIONE. Ciò che conta è il rancore, la cecità sotto costosi e pacchiani  occhiali da sole. Ciò che conta è l'improbabile, inconsistente piccola vendetta di piccole donne. Ciò che conta è sentirsi i più bravi, i più forti. Che il potere, quasi sempre, ha governo
d'ignoranza. Le verità son sciocchezze, molliche inutili di banchetti velenosi. Brutta cosa non doversi mai fidare. Che brutta cosa essere sempre fuori dalle righe. Io, ve lo comunico, voglio essere autistica.

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Questo è quello che oggi, tornata da scuola, ho voluto scrivere. Veramente non mi sento molto bene; mi viene da piangere in continuazione.

Stamattina, in malo modo, son stata convocata dal Dirigente scolastico. In malo modo e con irritante modo frettoloso, senza un " buon giorno" o un misero " salve", mi comunica di aver ricevuto " segnalazioni" sul mio operato. Urge un incontro con l'amabile collega.

L'amabile collega è una " ragazzina viziata" , supplente della supplente, che ha preso servizio alla fine di gennaio, dividendo con me ore di sostegno per un bambino autistico. Questo bambino è, per me, un essere importante, un personaggio di grande sofferenza e di grandi sorprese; un bambino che conosco da tre anni e che mi ha regalato il grande miracolo di guardarmi negli occhi, di darmi oggetti, di darmi la mano, di aspettarmi sorridente, di fare la pipì quasi da solo, di indicare , anche se poco poco, di lavarsi le mani, di soffiarsi il naso, di frugare curioso dentro la mia borsa; di dirmi si o no. Questo bambino che non chiede niente se non di restare nel suo mondo silenzioso senza finzioni di falsi biglietti natalizi, senza la grottesca apparenza d'una normalità che non lo renderebbe migliore; questo bambino che non se ne fa molto di tutto l'affetto che mi viene  e che però mi abbraccia. Questo bambino che, per la mia " amabile collega" è : cito testualmente - una sfortuna che quest'anno mi è capitata, ma per il punteggio era proprio necessario-.

E allora quali sarebbero le mie mancanze, per la ottusa Dirigente? sarebbe che ho dato della " ragazzina viziata" alla collega che millanta crediti che non ha, che ostenta una conoscienza piena di obsoleti e pericolosi clichè, che martirizza i genitori, che strattona questo bambino e , generosamente, lo fa intrattenere dalla bidella per " calmarlo". Una ragazzina viziata di trent'anni che non crede sia necessario alcun rigore metodologico. Tanto non serve a niente.

E nessuno, ma proprio nessuno che veda, che senta il mal di stomaco che sento io quando la vedo spingere questo bambino come se fosse una bambola di pezza. Non c'è nessuno che trovi il coraggio di dire basta alla penosa corte dei miracoli delle disabilità parcheggiate in corridoio.

Insegnati formichine che costruiscono, scrivono, battono, disegnano e cantano al posto loro. Neanche la rigida DS che, disturbata mi incontra per le scale e, senza neanche un " buon giorno" e tantomeno un " salve" stizzita mi chiede - ma come mai questo bambino urla?- ed io: - perchè è autistico dirigente!- E il personaggio intima: - va bene, signora, veda di farlo smettere, disturba il resto della scuola.-

E si, perchè il punto è questo, è legittimo il buon senso dell' " amabile collega", quello che  giustamente, le fa decidere, contro ogni mia specializzazione, esperienza, stupida speranza, che il bambino tanto a scuola può far ben poco, ci vorrebbe un istituto, e allora meglio tenerlo a battere le mani in collo alle bidelle, almeno non disturba.

Ma il PEI a che serve? Ma che vuol dire " inclusione"?

Meglio sarebbe, a questo punto: la detenzione. O, come da me consigliato, in modo poco ortodosso, le camere a gas;

E si, " l'amabile collega" non ha colto l'ironia, tantomeno l'algida DS. Ma lo sanno tutti che son bizzarra, depressa e un po' scontrosa, l'ironia è piuttosto costosa, poco adatta a chi vive in povertà.

insegnamento e depressione

30.03.2013 21:01

L'insegnante deve essere "sano". Chi lavora con bambini diversi, dovrebbe essere UGUALE. Uguale - normale. Nessuna diversità apparente è ammessa, concessa o tollerata. La diversità dell'uno compensata dalla sana normalità dell'altro. Il troppo interesse per i disagi del bambino, potrebbe essere un forte elemento di disequilibrio. Calma indifferenza, efficacia da manuale, la buona volontà della finta inclusione. L'atroce tortura di un viaggio forzato per rendere normale - uguale chi forse potrebbe trovare un futuro con la sua diversità.

La mia depressione resta muta se parlo con i mei diversi, e loro sanno far funzionare la parte migliore di me; che sia uguale, normale o diversa da loro. Oggi credo che Cristo sia morto sul serio e, difficilmente, vedrò se domani risorge. Se poi domattina dovessi aspettare il mio Padreterno Godot, non svegliatemi, fate silenzio e lasciatemi russare. Siamo in molti a preferire il sonno; lo vedo nella lontananza mentale di un bambino autistico che non ha alcuna voglia di fare girotondi, non se la sente di far finta di cantare con un coro che non sente, non sopporta di giocare se il gioco lui non l' ha. Unica salvezza è la fuga. Un continuo fuggire da una lingua che non conosce e non lo rassicura. Via, lontano da quel caos che vorrebbero fargli dire. Che, se deve essere normale è bene che l'impari.

Non potrei mai confessare che vorrei scappare anch'io.

 

ma de che stamo a parla'? parole..parole...

13.02.2013 18:01

"le attività dell’insegnante

di sostegno dovrebbero estendersi

e integrarsi in una più globale «funzione di

sostegno», attivata dalla comunità scolastica

nel suo insieme, nei confronti delle tante e

diverse situazioni di disagio e difficoltà che si

manifestano. In questo caso dovrebbe essere l’insieme

della comunità-scuola, composto di insegnanti,

personale, alunni e altre persone significative,

che mobiliterà tutte le risorse disponibili,

formali e informali, per soddisfare i bisogni

formativi e educativi speciali degli alunni, in

relazione al tipo e al grado di difficoltà che

presentano.

In quest’ottica, che cerca di superare la

vecchia logica di emarginazione della coppia

«disabile-insegnante di sostegno», si sono ormai

sperimentate molte attività didattiche.

Nel Piano educativo individualizzato-Progetto

di vita si elaborano infatti soluzioni operative

per favorire il raggiungimento degli

obiettivi definiti nel Profilo dinamico funzionale.

In primo luogo si identificheranno gli

spazi, i tempi, le persone e le altre risorse

materiali, organizzative, strutturali e metodologiche

che serviranno per realizzare attività

didattiche, educative e di stimolazione.

Si pensi ai materiali specifici, all’adattamento

dei testi scolastici e dei materiali didattici,

all’uso di luoghi (ad esempio, le uscite in ambienti

reali del quartiere), alle tecniche didattiche

(ad esempio quelle metacognitive) che

in alcuni casi sono necessarie per superare

determinate difficoltà di apprendimento" .

Tratto da D.Ianes

 

Matelda

08.02.2013 21:14

L'anno scorso, in tempi non sospetti ( intendo web  e me ), la mia collega Matelda, donna fantastica ed insegnante efficace, ha elaborato un progetto per includere nella classe un bambino malato e costretto quasi sempre a casa. Solo ora posso capire la magia di questa esperienza. l'alunno ERA con gli altri; dentro la classe. Io sono sempre stata un po' scettica, la mia incapacità di usare questo strumento mi ha allontanato dal vero unico fine dell'educazione: la partecipazione.Lo schermo piccino del suo pc distorceva un po' la faccina gioiosa del nostro alunno lontano, la sua vocina arrivava a tratti; la curiosità dei compagni era composta da spinte per vedere e quaderni aperti davanti al monitor. ( ma si chiama monitor?) Io, solo io ho avvertito la distanza. Io sola son rimasta prigioniera del mio rigido posto mentale. Il piccolo " carcerato" ha imparato ad usare la tastiera, ha imparato a chiamarci senza preavviso. Ci ha raccontato storie, ha creato una specie di fumetto immaginario d'ogni attività che avrebbe voluto fare come gli altri. Ha imparato a mandare messaggi descrivendo i suoi viaggi di cura. Ha vinto, sta vincendo la distanza con la curiosità ed occhi " senza fili". Anche noi che dovremmo. Teorici prigionieri. Specialisti della diagnosi e non della cura. Nati imparati e paurosi; spaventati e oppressi, come dice Andreas, dall'eccellenza. L'eccellenza che non si sposa con l'imperfezione. Le mie pagine piene di progetti non servono a niente senza Matelda, ed il suo strumento. L'E learning della classe prima.

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