sempre che

26.04.2013 21:34

Ho passato un anno pensando, dubitando d'essere un po' matta. E invece no. Invece c'è una linea sottile e tagliente di crimine, vera follia autodistruttiva nella finzione quotidiana di quello che chiamano educazione. La distruzione del pensiero, lenta e feroce. Una morte per condanna della bellezza. Un processo senza appello ad ogni forma del pensare. La mediocrità dell'impiego. La tutela arrogante d'uno stato melmoso ed ignorante. Parole, piccole barbare armi per difendere un precario equilibrio dell'istituzione mai cresciuta. La scuola.

Rubare ore di diritto scolastico ad un bambino che non può imparare; troppo diverso, troppo ingombrante. Ma la pena resta, il finto dispiacere. La rabbia mal tenuta d'una madre che dimentica, non vuol tirare in pubblico il respiro di sollievo se suo figlio è certamente più ricco di speranza.

La scuola.

Ha ragione la mamma che parla, l'altra non può, deve certamente avere molte colpe, l'incapacità di tenere nascosta, lontana, magari silenziosa la spiacevole diversità d'un figlio.

Non sono affatto matta. Più passa il tempo e più mi sento vicina alla seconda.